La Collezione

Novanta opere della scuola romana e del Novecento italiano ma con uno slancio verso il contemporaneo.
Capolavori di Giacomo Balla, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Antonio Donghi, Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Giuseppe Capogrossi.

Al suo interno, una situazione privilegiata è rappresentata dall’arte romana (il primo nucleo di opere acquistate, intorno al quale si è formato il resto della collezione), che nel panorama italiano ha assunto in quel periodo una singolare vivacità e varietà di espressioni, tanto da costruirne forse il nerbo più solido e linguisticamente più sperimentale.

Ciò riflette in primo luogo l’amore per la cultura romana dei collezionisti, che non solo sono nati e vivono nella capitale, ma vi operano incidendo attivamente nel suo contesto culturale.

Tuttavia la consapevolezza di un dialogo costantemente operante tra gli artisti dell’epoca ha spinto i coniugi Cerasi ad ampliare quel forte nucleo iniziale, affiancandogli una serie di opere relative alle diverse riflessioni di altri contesti italiani del medesimo periodo che pur sempre riflettendo il loro gusto personale, ha creato un tessuto omogeneo all’interno del quale emergono capolavori anche di altre scuole o tendenze.

Una selezione di queste opere compare sia nel salone a piano terra, tra le sculture, sia nella zona del secondo piano che è dedicata a mostre temporanee, e che saranno dunque esposte in maniera non permanente, a sottolineare una continuità di interessi che arriva in realtà fino al contemporaneo (anche internazionale): partendo da opere degli stessi artisti della scuola romana colti nella fase postbellica, giungendo attraverso Lucio Fontana, Mario Schifano e la Scuola di Piazza del Popolo fino ad Alighiero Boetti e infine a Luigi Ontani e Jan Fabre.