7 e 8 maggio 2026 ore 16.00

Palazzo Merulana è lieto di presentare “Muri Ribelli – I laboratori del colore all’interno del progetto “ABITARE IL MUSEO. PERCORSI, STRUMENTI E APPROFONDIMENTI PER UNA FRUIZIONE INTEGRATA DEL PATRIMONIO CULTURALE” e   dedicato a giovani neurodivergenti e giovani neurotipici, a cura di Fondazione Cervelli Ribelli Ets e con la partecipazione dei Centri di Aggregazione Giovanile (CAG) gestiti da  Arci Solidarietà Onlus.

Il 7 e l’8 maggio dalle ore 16.00 alle ore 18.00 l’artista Simona Angeletti, insieme con la Fondazione Cervelli Ribelli Ets, svolgerà “Muri Ribelli – I laboratori del colore una pratica artistica che mira alla condivisione e alla co-creazione nell’ottica dello scambio e del confronto reciproco nelle sale espositive di Palazzo Merulana.

I laboratori del colore, nascono da una ricerca artistica e pedagogica che mette al centro il concetto di ripristino, inteso non solo come recupero materiale, ma come riattivazione del valore simbolico, affettivo e culturale degli oggetti.

I piatti vintage utilizzati provengono da mercatini, scantinati e contesti familiari: elementi dimenticati che, attraverso l’intervento artistico, tornano a essere portatori di significato.

Il cuore del laboratorio è la pratica del tabletop make, una modalità creativa contemporanea basata sulla trasformazione diretta degli oggetti su un piano di lavoro condiviso: si tratta di un approccio immediato, accessibile e inclusivo, che non richiede competenze tecniche avanzate e favorisce un rapporto diretto tra mano, segno e materia. Il tavolo diventa uno spazio orizzontale e relazionale, dove tutti i partecipanti operano allo stesso livello, annullando gerarchie e facilitando lo scambio.

Ogni partecipante sarà guidato dalla “muralista senza muri” nella creazione dei propri elaborati per esplorare i confini tra arte, relazione e fragilità.

Particolare attenzione è rivolta all’inclusione di persone neurodivergenti: Il tabletop make, grazie alla sua semplicità e concretezza, riduce l’ansia da prestazione e facilita l’accesso al processo creativo. Lavorare su un oggetto già esistente elimina la pressione della creazione da zero, mentre il gesto ripetitivo e l’uso del colore favoriscono concentrazione, espressione e autoregolazione.

Il lavoro condiviso attorno al tavolo genera una dimensione comunitaria in cui il ripristino dell’oggetto diventa metafora del ripristino della relazione. Ogni intervento non è solo trasformazione estetica, ma costruzione di significato. Il processo creativo assume così un valore centrale, in cui l’errore non esiste ma diventa possibilità: il risultato è un oggetto ibrido, sospeso tra memoria e contemporaneità, tra arte e design.

Infine, il tabletop make su piatti vintage si configura come una pratica semplice ma potente, capace di unire arte, educazione e inclusione. Il ripristino diventa gesto creativo e relazionale, restituendo dignità agli oggetti e aprendo nuove prospettive per il ruolo del museo contemporaneo.

La missione della Fondazione è sperimentare azioni concrete che favoriscano la partecipazione attiva, la creatività e l’autonomia delle persone neurodivergenti, contrastando pregiudizi e stereotipi ancora diffusi nella società. Tra i progetti più significativi figura il Tommy Lab, laboratorio creativo e tecnologico dove giovani con disturbi del neurosviluppo possono esprimere il proprio potenziale attraverso arte, musica, tecnologia e produzione digitale. Questo spazio, situato a Roma nel quartiere Prati, ospita anche l’atelier di Tommy Nicoletti, artista neurodivergente, e si propone di diventare una “scuola d’arte ribelle” aperta a giovani outsider, con l’obiettivo di valorizzare l’outsider art come espressione di libertà e unicità, svincolata da etichette patologiche.

Il progetto “ABITARE IL MUSEO. PERCORSI, STRUMENTI E APPROFONDIMENTI PER UNA FRUIZIONE INTEGRATA DEL PATRIMONIO CULTURALE” è vincitore del bando “Contributi a favore dei Servizi culturali e dei Sistemi di Servizi inseriti nelle organizzazioni regionali